martedì 6 marzo 2018

Recensione "I fiori non hanno paura del temporale" di Bianca Rita Cataldi



Bologna 1997. La stanza è in penombra e i libri e le musicassette sono sparsi dappertutto. Distesa sul letto, la camicia a quadri e i Nirvana sparati nelle orecchie dal walkman, Corinna muove i piedi a tempo e non stacca il naso dalla pagina. Ha sedici anni, i capelli rossi come fili di rame e un viso ricoperto di lentiggini su cui spiccano due occhi d'acciaio. È la figlia del primo grande amore di sua madre che se ne è andato poco prima del parto. Serena, detta Poochie, ha sette anni, i capelli scuri stretti in due codini fermati da elastici a forma di arcobaleno ed è la sua sorellastra. Il suo desiderio più grande è farsi considerare da quella sorella maggiore così misteriosa, sempre rintanata dietro le pagine di un libro e con le cuffie calcate sulla testa. Vivono in una grande e caotica tribù allargata in cui vige il matriarcato e dove per ogni decisione ci si rivolge al consesso delle antenate riunite nella cappella di famiglia al cimitero. Una famiglia fatta di donne dal sangue cocciuto e in cui nessuna tristezza può resistere di fronte al sapore magico di un tiramisù al pistacchio. Eppure l'equilibrio familiare comincia a vacillare quando Corinna riceve una strana scatola da scarpe chiusa malamente con del nastro adesivo. Dentro ci sono degli oggetti apparentemente scollegati tra loro, ma che sono l'ultimo regalo del suo vero padre, scomparso improvvisamente in un incidente. Corinna non ha dubbi: quegli oggetti hanno un significato e lei deve scoprirlo. Decide così di partire, insieme a Serena, per una caccia al tesoro per le vie di Bologna. La scatola in borsa e un sogno tra i capelli ribelli: trovare il segreto delle sue radici e, inevitabilmente, la propria strada nel mondo.Bianca Rita Cataldi è una narratrice sorprendente e ci regala un meraviglioso romanzo sul potere delle parole. Il legame di due sorelle che si prendono per mano e vanno alla scoperta della vita, una storia di madri e di figlie e di come perdersi a volte può farci rinascere più forti. Come un fiore che sembra appassire sotto un temporale ma che al primo raggio di sole rinasce più colorato e luminoso di prima.


"A volte ti immagino,
con i miei occhi, i miei capelli,
il broncio di tua madre,
ma un altro sguardo, diverso,
che non so, ancora.
A volte ti vedo,
vedo noi, io e te.
Tu, lontana, con i tuoi anni giovani.
Io qui, a contarmi gli anni nelle tasche
come sassolini caduti per via.
Nel mezzo,
tutto il resto del tempo."

Scrivo questa recensione con gli occhi ancora lucidi, per le emozioni che mi ha provocato questo romanzo, indescrivibili.
Nemmeno il più lungo dei giudizi riuscirebbe ad esprimere ciò che ho provato leggendo questo libro, che ho sentito appartenermi sin da subito, sin dalle prime parole.
Per quello che mi ha trasmesso e che in un certo senso mi ha fatto rivivere.
Parla della storia di due sorelle, stessa madre ma padri diversi, Serena é la più piccola, sará lei a narrare le vicende, figlia di Bruna e Salvatore, suo marito. Corinna é la maggiore delle due, Bruna l'ha avuta a 16 anni, frutto del primo suo amore, Marco, che non appena ha saputo la notizia è scappato a Milano.
Serena ora ha 25 anni, ma è una bravissima cantastorie, e proprio il giorno del suo compleanno trova una macchina da scrivere Lettera22 abbandonata sul ciglio della strada, e per lei, che ha sempre creduto nel destino, non può essere una semplice coincidenza.
E allora Serena inizia a scrivere, parla della storia delle sue origini, da quando aveva sette anni e inaspettatamente arriva un pacco per Corinna da parte del suo vero padre, contenente una serie di oggetti tramite i quali conoscerà la sua storia.
Parla del coraggio di sua madre, di sua nonna che viveva con loro e che aveva otto sorelle, tutte femmine, che non c'erano più.
Parla di Donna Marzia, che Bruna incontró poco prima di far venire alla luce Corinna, e che da allora non le avrebbe più lasciate.
Parla dell'importanza della famiglia, di quanto le donne che ne facevano parte erano "cocciute", e di come la loro presenza, nonostante non fossero più in vita, era così fortemente percepibile.
Bianca Rita Cataldi descrive i fatti in maniera così intensa che non puoi far altro che immedesimarti, che vivere con la protagonista quelle emozioni.
Il racconto è ambientato in una Bologna anni '90, gli avvenimenti non sono scritti in ordine cronologico ma nonostante ciò il filo del discorso non si perde nemmeno per un istante. Il linguaggio è delicato e scorrevole come una poesia.
Io non penso di saper descrivere al meglio la pienezza di questo romanzo, vi posso solo assicurare che ne rimarrete estasiati, vi riempirà l'anima e nello stesso tempo vi lascerà un vuoto che solo un libro così vivo può riuscire a lasciarvi.
E inutile dirvi che la Cataldi si merita 5 stelline, solo perché di più non se ne possono dare!


1 commento:

  1. Questa recensione mi ha fatta davvero commuovere! Credo di essermi persa il tag su Facebook (sono sbadatissima) e l'ho trovata per caso. Grazie, grazie, grazie. Sono parole come queste che mi danno la forza di scrivere ancora. Vi mando un bacione e soprattutto a te, Maura. Grazie per aver letto il mio libro <3

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