domenica 25 marzo 2018

Blogtour "Una ragazza inglese"

L'incipit 

"Jane era seduta sul letto, immobile, al buio. Da fuori, nessun rumore. 
Dalle tapparelle filtrava una luce fioca, sufficiente solo a farle intra-
vedere le sagome dei mobili. 
Dormivano sicuramente tutti. 
Si alzò, sentì la testa che le girava appena, non aveva chiuso occhio. 
Inciampò in un flaconcino di metallo. Doveva essere caduto dalla 
borsa quando aveva infilato tutto in valigia, frenetica. Lo sentì rotolare 
sul pavimento. Non le importava riprenderlo, le importava solo che 
non si svegliasse Nicholas. Era per lui che non riusciva a decidersi a 
uscire. Non sopportava il pensiero di non salutarlo. 
L’orologio segnava le quattro e quarantacinque. 
Jane riprese a torcersi le mani e sentì che una nuova ondata di 
singhiozzi stava per assalirla. Accese piano la luce sul comodino, 
timorosa che persino quel clic potesse attirare l’attenzione. Tirò fuori 
il portafoglio, contò ancora i soldi. 
Marina aveva detto: Lo faranno uscire di mattina presto, per evitare 
i fotografi. Chiuse gli occhi e lo rivide sul letto, accanto a sé. E poi, 
di nuovo, la felpa azzurra, l’ultimo sguardo.
Afferrò un foglio dalla scrivania e cercò una penna nei cassetti. 
Non la trovò. Usò il pennarello verde che scriveva a stento. Calcò più 
che poteva, in stampatello. "

Estratti:
 L’uomo partì e lei continuò a tenere la testa voltata, dentro un dolore profondo che era certa avrebbe provato per sempre. La macchina si
avviò con prudenza, la strada era sconnessa. In lontananza si sentì il
rumore di un altro motore in arrivo. Jane tenne gli occhi fissi davanti a sé, mentre avanzavano tra i rami scuri.
Ti amo, non potrò mai amare nessuno quanto te.


Si infilò nel letto e spense la luce grande, rassicurata da quella figura
imponente al suo fianco, illuminata solo da un lato dalla lampadina che le serviva per poter cucire. Pensò alle sere in cui si addormentava vicino alla sua mamma. Le raccontava dei suoi viaggi, di misteri, di luoghi favolosi. Un giorno verrai con noi, Jane, le diceva accarezzandole la testa.


«Anche tu venivi qui a Fregene, vero Jane? Con i tuoi zii?»
Marina probabilmente voleva solo interrompere il bambino, ma Jane avrebbe preferito rimanere nel suo angoletto e continuare a fissare fuori, fingendo grande interesse per il guardrail.
Sì», rispose soltanto.
«Magari puoi ritrovare i tuoi amici», continuò Marina stuzzicandola. «O qualche vecchio amore estivo.»
«Non ne ho mai avuti», rispose Jane con troppa fretta. Poi si sarebbe morsa la lingua. Non aveva alcuna intenzione di parlare di sé.
Marina scoppiò a ridere.
«Tutti ne hanno avuti», provò a insistere. «Non puoi essere sempre così seria, Jane, tu ci nascondi sicuramente qualcosa.»


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