sabato 30 giugno 2018

Coffee time with...Gio Evan

Amati lettori, 
Oggi abbiamo il piacere di accogliere su Il libro sulla finestra un ospite speciale, artista poliedrico, scrittore e poeta ma anche cantautore, Gio Evan. 



Tu sei un artista in tutti i campi, spazi dalla musica alla scrittura. 
La mia domanda è:  prima della musica e gli aforismi, chi è Gio Evan?
Se mi lasci carta bianca rischiamo di passare mille notti insieme. È difficile dire cosa si era quando si crede fermamente di essere sempre stato. Impegnandomi a risponderti fedelmente, potrei dirti che è una vibrazione autonoma a spasso nella frequenza della vita. 


Il tuo esordio letterario è "Il florilegio passato", uscito nel 2008.
È passato molto tempo da quel tuo esordio, e hai pubblicato altri libri.
Volevo quindi chiederti: ti senti cambiato da quando è "nato" Il florilegio passato, in quanto a stile o come personaggio?
Non vedo motivo di divisione tra stile e personaggio (nel mio caso 'persona').
Persona e stile cambiano continuamente, uno è il contenitore mentre l'altro è il contenuto, anima e atteggiamento. Uso la persona che sono per mostrate la mia attitudine, il mio modus operandi. Mentre le idee cambiano, il corpo lo segue per stare al passo con l'espressione. 

I tuoi libri sono diversi tra loro, ma hanno una nota romantica, pur non trattandosi d'amore, a volte.
Da dove nasce l'ispirazione?
Sono un appassionato di vita. Sono nella gioia della gratitudine, celebro la grazia dei dettagli e non chiedo chissà cosa per essere felice, l'ispirazione è tutto questo. Credo che l'ispirazione esista solo quando si è felici di vivere, chi scrive di guerre e mestizie non penso sia ispirato, penso sia disperato. Dovremmo imparare a discernere questi due canali che conducono al mare artistico. 

Da artista in generale, come ti definisci?
Non mi definisco, mi lascio indefinibile. Come potrei porre un limite a me stesso se mi riconosco in ogni dettaglio dell'eterno infinito?


C'è stato, nel corso della tua carriera artistica, un personaggio che ti ha influenzato nella scrittura, o nella musica, una musa?
Influenzato no, è difficile che mi ammali di altri. Amo tantissimi artisti, amo Nanni Moretti, Yves Klein, Munari, Antonio Rezza, Fellini, Kerouac, ma non possono influenzarmi, io faccio un altro lavoro, ognuno ha le sue missioni. 


Sul piano musicale, invece, hai esordito con l'Album Cranioterapia, il cui genere, a detta del web, non permette classificazioni. Tu, da "padre", in un certo senso, come lo definisci?
Cranioterapia oggi avrebbe l'etichetta netta di un pacatissimo disco Indie. Nel 2007 non era ancora così in voga questo termine. Oggi invece avrebbe molti compagni. 

Stai programmando altri tour musicali o letterari? Vuoi svelarci qualche tappa?
Abbiamo Sava, Roma e Gubbio, poi Varese, Parma, insomma tutta Italia fino ad arrivare a Budapest, Bruxelles e Amsterdam, e poi non ci fermiamo più. 

Ringrazio Gio per aver risposto alle mie domande, il suo manager per la disponibilità e Giulia, che non ha bisogno di descrizioni.
Spero l'intervista vi sia piaciuta. A presto!

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