venerdì 29 dicembre 2017

Coffee Time with Federica Bosco

Metodica, caotica, sensibile e amante della letteratura anglosassone: Federica Bosco ci racconta di sé, di Ci vediamo un giorno di questi e della scrittura.



Ciao Federica. Ti andrebbe di parlare della tua passione per la scrittura e di quando hai deciso di trasformarla in lavoro? 
È stato abbastanza casuale perché ero grande, avevo già 31 anni e la scrittura non era mai stato davvero il mio sogno nel cassetto. Me ne sono andata di casa molto presto, a 20 anni, ho fatto tanti, tanti lavori, e cercavo di trovare quello che sarebbe durato tutta la vita e fare contenti i miei. Speravo di trovare la mia collocazione nel mondo, ma non ci riuscivo. Avevo viaggiato tanto sapevo fare tante cose, ma non mi sentivo mai come gli altri; non mi sentivo di appartenere al mondo, non sentivo nemmeno l'attaccamento al posto, e mi sentivo una totale delusione per gli altri, ero davvero scoraggiata. In tutta questo subbuglio di emozioni per niente belle e che non sapevo come affrontare venne fuori questa storia, Mi piaci da morire, che divenne poi il mio primo romanzo che è tuttora in ristampa dopo 15 anni. Non avevo mai scritto un libro, non mi ero mai cimentata nella stesura di un romanzo, e quindi ho capito che dovevo avere un dono, che non so chi mi aveva dato. Non avevo mai frequentato un corso di scrittura, non avevo neanche mai desiderato di farlo, invece questa cosa è arrivata da sola, in un momento complicatissimo e desolato e per questo lo considero un dono immenso e che è diventato in seguito un lavoro . Non avevo idea che potesse diventarlo, mi faceva quasi sorridere l'idea perché per me il lavoro è uscire di casa e andare. Ho un’ idea di disciplina molto forte che mi è stata inculcata da mio padre, per cui nonostante io lavori in casa, sono estremamente metodica, mi alzo presto, sbrigo la corrispondenza e “sto in ufficio” otto ore anche se è il mio salotto.
Ho trasformato questo dono che ho scoperto di avere anche se tardi in qualcosa che potesse fare bene a me e agli altri.
Scrivo molto, due libri l'anno, e tutto ciò che scrivo ha qualcosa a che vedere con me, è sempre qualcosa che mi sta succedendo o che mi è successa e che tento di elaborare per aiutare me stessa e gli altri.

A quale libro sei più legata, per un motivo o un altro?

Al Peso specifico dell'amore, perché è una storia molto forte, per me molto importante. Parlava della mia rottura con una persona che ho amato tantissimo e a cui tuttora voglio un bene immenso. Chiudere una storia con una persona a cui vuoi bene, perché  ti rendi conto che sei arrivata al capolinea nonostante l’affetto richiede un sacrificio immenso, capisci che è giunto il momento di lasciarsi liberi, ed è come tagliarsi un braccio. E’ stata una storia dolorosa, ma catartica che mi ha davvero fatto bene a scrivere.


E invece il più difficile da scrivere? 
Quest’ ultimo “Ci vediamo un giorno di questi”.
Avevo un lutto profondo da elaborare che è capitato all’ improvviso e l'ho elaborato attraverso questa storia, dandomi la possibilità di scrivere un finale diverso da quello che è stato fra noi. Che è poi l’ unico potere che hai come autore, il permetterti un “come sarebbe stato bello se...”, ma di fatto questo amico non c'è più, e io non l'ho salutato, e quindi questa cosa non la potrò risolvere in nessun modo. Se non quando ci vedremo un giorno di questi. Per cui è stato duro perché continuavo a volergli dare un altro finale, ma ho preferito una storia che si chiudesse in maniera reale, coerente e piena di speranza.


Tra tutti i tuoi libri mi ha stupito Dimenticare uno stronzo. Quando hai avuto l'idea di scriverlo, passando dal romance al manuale self-help? 
I manuali di auto aiuto sono una cosa che amo molto, ne leggo tanti e li trovo di grande aiuto e conforto. Mi piace alternare un romanzo a un manuale perché mi posso prendere una pausa di riflessione e principalmente serve a me per chiarire molte dinamiche interne che poi ci coinvolgono tutti. 
Ricevo mail da anni di donne intelligenti e capaci che cadono vittime di uomini egoisti infantili ed egocentrici, senza riuscire ad uscirne se non troppo tardi e a pezzi e ho capito che c’era un’ emergenza in atto: la dipendenza emotiva e ce l’abbiamo quasi tutte.
Quasi tutte abbiamo alle spalle storie di abbandono, di figure genitoriali non ideali, di amore elemosinato, di credere di essere non meritevoli di affetto.
Le donne sensibili sembrano forti, e lo sono sul lavoro e nell’ organizzazione della loro vita, ma emotivamente sono uno straccio e si accontentano moltissimo.
L 'infanzia che abbiamo passato definisce le donne che saremo da adulte. 
Continuiamo a trattarci come venivamo trattate da bambine, e se siamo state nutrite con un affetto che andava meritato invece che ricevuto a  prescindere in quanto figlie, andremo nel mondo con il piattino dell'elemosina sempre. 
Diventiamo donne di successo, grandi imprenditrici, spacchiamo il mondo, ma quando si tratta di scegliere un uomo è molto probabile che tu ne scelga uno che ti dà pochissimo perché è quello che pensi di meritare.
Perché in fondo ti senti sbagliata. E ti accontenti.
Dobbiamo ricordare che attiri ciò che sei e non ciò che vuoi: questa è una chiave di lettura importantissima da tenere a mente.
Il mondo esterno è il riflesso del nostro mondo interiore, se sei insicura e fragile attiri persone insicure e fragili, magari mascherati da narcisisti ed egoisti che ti manipolano e ti tengono appesa per anni alternando sapientemente grandi proclami a studiate crudeltà.
Non avendo sperimentato altro credi che l’amore sia quello e ti lasci ubriacare e ipnotizzare dalle belle parole che andranno a nascondere le mancanze e le cattiverie.
Le donne empatiche sono facili prende dei narcisisti, le captano come gli squali sentono la goccia di sangue nell’ oceano e ci giocano fino a spremere da loro ogni stilla d’amore, amore che in fondo disprezzano.
Dobbiamo imparare ad amarci e proteggerci e salvarci la pelle perché abbiamo la possibilità di avere una relazione sana, ma non pensiamo di meritarla. 
Mi è capitato molte volte di incappare in relazioni tossiche prima di decidere di mettermi in salvo sulla riva. 
Neanche mi piacevano a volte, me lo ricordo bene, ma bastava che qualcuno fosse carino e gentile, che anche se sentivo l’istinto della fuga, rimanevo lì, convincendomi che mi sbagliavo, ignorando i segnali sani di pericolo.
Se uno non ti piace non ti piace e basta, lascia perdere il perché. 
Se c'è un pericolo scappa se poi era un falso allarme bomba meglio, ma nel dubbio sempre mettersi in salvo, perché quando passano anni ne esci a pezzi, senza autostima, senza forze, disperata, e ci vuole molta forza e molto coraggio per ritrovare se stessi quando ci siamo persi nell’altro.
La dipendenza emotiva è una dipendenza a tutti gli effetti, esattamente come l’alcolismo, o la droga.
L’ amore rilascia nel cervello neurotrasmettitori come la dopamina e la serotonina (ormoni della ricompensa e del piacere)  con lo stesso meccanismo di ogni altra droga, una pioggia di piacere che ci fa star bene, ci fa sentire finalmente felici e non vorremmo rinunciarci mai.
Solo che l’alcol o una cattiva abitudine si possono abbandonare con determinati accorgimenti, primo fra tutti l’evitamento, ma quando si tratta di una persona che ti coinvolge e interagisce con te, e va a toccare quei tuoi punti deboli è difficilissimo.
Per questo ho deciso di scrivere un manuale detox che spiegasse il funzionamento chimico del cervello e poi tutte le tappe pratiche per uscirne il prima possibile.
Tutto testato in prima persona ovviamente! 
Rimaniamo fragili, emotive, ed iper empatiche, ma impariamo a individuare il lupo mannaro che continuerà ad attirarci, ma sapremo correre via a gambe levate.
Meglio in linea di massima evitare uomini machi, vanesi, narcisiti, fenomeni e spacconi, e preferire persone empatiche, sane, oneste che ti amano per quello che sei.
E il vero amore per fortuna si riconosce subito.



Che tipo di scrittrice sei?
Sono metodica perché scrivo tutti i giorni le mie otto ore (appunto!).
Ma appena arriva la storia la devo scrivere di getto.
Se sto troppo tempo ad innamorarmene perderà di spontaneità e non voglio che accada.
Quindi faccio una scaletta di massima che mi indichi la strada della mia meta, ma nel percorso posso fare tutte le deviazioni che voglio, anche perché sono i personaggi che scrivono la storia alla fine.
L’idea deve essere semplice: la storia di un amore che finisce malgrado l’amore (Il peso specifico dell’ amore) , la storia di due amiche per la pelle alle prese con la peggiore prova della vita, (Ci vediamo un giorno di questi)  la storia di un sogno di diventare ballerina alla Royal Ballet che si infrange contro la morte della persona che ami (Innamorata di un angelo) La storia di un’ infanzia difficile con un padre padrone e una mamma che non c’è più (Tutto quello che siamo).
La storia arriva quando è il momento e decide lei di farsi raccontare.
Ed è quello che è successo con questo romanzo.
Dovevo affrontare questo lutto, non riuscivo a dormirci la notte, dalla rabbia il dolore e la frustrazione di non averlo salutato, di non averlo saputo. E l’unico modo per farlo è stato scrivere subito.
Poi la magia fa il resto e la storia si chiude un giorno, da sola e ti lascia quel senso di completezza, di pace, e il dolore molla un pochino la presa.
Fino alla prossima ondata di emozioni.


Cosa pensi del panorama romance italiano?
Non lo seguo moltissimo perché ho notato che c’è un’ inondazione di titoli!
Quando ho cominciato a scrivere 15 anni fa non esisteva nemmeno il romance, ma io mi ispiravo moltissimo alle scrittrici anglosassoni, a quello stile ironico, e un po’ scorretto.
All’ epoca fu Bridget Jones a fare scuola, seguita da Sophie Kinsella, ma per l’Italia ci voleva altro, siamo più carnali, più di pancia, non ci siamo mai esattamente immedesimate nelle 4 di Sex and the city anche se le abbiamo amate perdutamente, perché non ci hanno mai rappresentato. 
Noi italiani abbiamo una “pancia” diversa che non può abbinarsi a ciò che fanno gli anglosassoni, ma trovavo che ci fosse un bisogno di ironia da Friends, da sitcom e che andava unito alla drammaticità tipica di noi italiani, per cui la vita e con lei tutte le sue conseguenze.
Non perché scrivi un romanzo ironico devi tralasciare la morte.
Per questo c'è sempre una tragedia nelle mie storie, perché questa è la vita. 
Per cui quando leggo la quarta di copertina, dove lui o lei si amano alla follia e non succede altro dico di no, ci vuole un po' di rispetto anche per il lettore. 
Per cui sforzarsi sempre  di scrivere una storia che non sia una scopiazzatura degli altri, un già visto e un già letto, e questo mi secca. 
Hai una buona opportunità, sfruttala: leggi, leggi, leggi tutto quello che puoi, leggi gli inglesi che sanno maneggiare il senso dell'ironia, e poi i classici come Jane Austen e Daphne Du Maurier da cui si impara sempre perché sono le basi. 
Se mancano le basi, la struttura, il mito del viaggio dell’ eroe con i suoi archetipi, non funzionerà.
Ma se a pagina 3 so già come finirà, non mi scrivere 400 pagine, liberami prima.


Cosa pensi della discriminazione che c'è tra autori romance e autrice romance?
C'è una discriminazione tra uomo e donna in Italia a prescindere dal romance. Noi veniamo catalogate con l’etichetta romanzi rosa, non ho mai visto l’ etichetta romanzi azzurri! 
In Italia in particolare lo scrittore serio è un uomo che ti parla di guerra, di mafia, e scrive saggi o se parla d’amore lo fa in maniera che viene automaticamente rispettata dalla critica. Se lo fa una donna ha solo scritto una storia con un Principe Azzurro e pertanto non si prendono la briga di leggerci. Se ci leggessero potrebbero criticarci alla pari. E’ un’ occasione sprecata.
Io penso sempre che se Harry Potter fosse nato in Italia avrebbero detto "Ah... no i maghetti non vanno". Se 50 sfumature fosse nato in Italia avrebbero detto "no, il sesso, scherzi?",
Nei paesi anglosassoni fortunatamente quando una cosa funziona e porta una valanga di soldi (anche se scritta da una donna) piace ed è rispettata. 
La Rowling è un impero vivente, la Kinsella o la James sono multinazionali. Qui in Italia non ce l’avrebbero mai fatta!
Ma dobbiamo continuare e non dare la soddisfazione di mollare.


Cosa non sopporti di un libro?
La prevedibilità, la mancanza di ironia e la convinzione dell'autore di essere troppo figo e che stia facendo un esercizio di stile per farti capire quanto è bravo. 
A volte ti innamori delle tue cose, è normale e sacrosanto perché è “roba” tua, il tuo vissuto, la tua storia, ma non puoi perdere di vista il fatto che stai scrivendo per qualcun altro e non puoi sviscerare tutta la tua vita, quello lo fai con il tuo analista, ma nel momento in cui scrivi un libro devi tenere in mente un punto Nord, non ti perdere. 
Tanto ti perderai comunque, ma almeno hai visto cosa c’era fuori dal finestrino.
  

Ringrazio ancora Federica per la disponibilità e per la splendida opportunità.


giovedì 28 dicembre 2017

Recensione "Taylor Tales. Senza cuore" di Romina Scarpanti


Ciao a tutti, miei cari lettori! Oggi vi parlo di Taylor Tales, il libro per bambini esordio di Romina Scarpanti, che ha curato, oltre alla storia, le splendide illustrazioni all'interno.



Si sa che quando c’è una mummia di mezzo, qualche pazzo sciroccato è sempre pronto a destarla dal suo sonno eterno.
Con quale obiettivo?
Conquistare il mondo, ovviamente!
Ma per fortuna c’è Miss Taylor, un’intrepida e abbondante (nonna) archeologa che può contare sull’aiuto inconsapevole delle sue adorati nipoti: Sophia e Amanda.
A loro ha inviato lo scarabeo, l’unico amuleto in grado di salvare la mummia dal suo destino.
Ma qualcosa va storto e cominciano i veri guai!
Tra frenetici inseguimenti, doti mistiche e svolte inaspettate... l’avvincente saga della famiglia Taylor ha inizio! 

Ho trovato in Taylor Tales una piccola perla, qualcosa che mi ha fatto tornare indietro nel tempo a quando, da bambina, passavo le mie serate a guardare Una notte al museo.
Una bambina curiosa, Amanda, con il suo piccolo amico, la mummia Anek-Bah, trascinerà la sorella Sophia in una bella avventura.
La protagonista assoluta di questa storia, però, è nonna Taylor, una nonna sprint, un'archeologa che ha trasmesso alla nipote piú piccola la passione per il mondo egizio.
Le illustrazioni di Romina mi hanno trasportato in un mondo magico, quello dei bambini, fatto di favole della buonanotte e di storie d'avventura, di cartoni animati e di magia.
Tutto questo in uno splendido libricino adatto a chiunque, da leggere ai vostri bambini per passare un po' di tempo insieme a loro raccontando le splendide (e strambe) avventure della famiglia Taylor.
🌟🌟🌟🌟 e mezza/5


Cover reveal “Piccole bugie" di Jennifer Miller


Eccomi qui per il cover reveal di un'uscita librosa del nuovo anno! 
Oggi vi mostro la cover di Piccole Bugie di Jennifer Miller, edito dalla CE Quixote Edizione. 
Amo questa piccola casa editrice, cura benissimo le cover e l'interno dei suoi romanzi! 
Non vedo l'ora di leggere questa nuova storia!











Autrice: Jennifer Miller

Titolo: Piccole bugie

Prezzo ebook: Da definire

Casa Editrice: Quixote Edizioni

Data d'uscita: 29 Gennaio 2018






Copertina cartaceo:






 Una piccola bugia detta a fin di bene può cambiare drasticamente il corso delle cose... Come ogni ragazza innamorata di diciotto anni, Olivia sognava di vivere per sempre felice e contenta con l'amore della sua vita. 

Luke è tutto ciò che ha sempre sognato, fino a quando si trova ad ascoltare qualcosa che non avrebbe dovuto. 
Pochi secondi, e il suo cuore va in mille pezzi. 
Olivia cerca di affrontare la cosa nell'unico modo che conosce: scappa, lasciandosi alle spalle la famiglia, gli amici e il ragazzo che ama. 

Alla ricerca della serenità e di una via di fuga, Olivia pensa di trovarle in un bad boy compassato di nome Deacon. 
Lui infatti è l'esatto opposto di Luke, e la cosa a Olivia non dispiace affatto. 
Sono passati sette anni, Olivia è cresciuta, è diventata più saggia e sta tornando a Chicago per iniziare una nuova vita e riallacciare i rapporti con la sua migliore amica, Pyper.
 Quello che non si aspetta è di trovarsi di nuovo faccia a faccia con il ragazzo che si era lasciata alle spalle e di scoprire che, nonostante se ne sia andata, i suoi sentimenti sono rimasti gli stessi. 

Riuscirà Olivia a mettere da parte la sofferenza nel suo cuore e a fidarsi di nuovo di Luke? Riuscirà a tagliare i ponti col passato, oppure continuerà a permettere che la sua vita venga influenzata da piccole insinuanti bugie? 



Jennifer Miller è nata e cresciuta a Chicago, ma ora vive in Arizona, luogo che considera casa sua. 
L’amore di Jennifer per la lettura è iniziato fin da bambina e l’ha accompagnata durante tutta l’adolescenza, crescendo sempre di più fino all’età adulta. 
Quando aveva nove anni, Jennifer ha vinto un concorso letterario con una con una storia fantasy di una ragazzina che aveva come animale domestico un unicorno, e da lì ha capito che i sogni non devono rimanere chiusi in un cassetto ma bisogna inseguirli con tenacia e, se possibile, sognare in grande. 
Ma la cosa più importante per lei è essere madre e moglie, ed è grata alla sua famiglia che la ama e la sostiene nelle sue scelte.
Ha una dipendenza per le borse e le fragole ricoperte di cioccolato, ma fino a ora nessuno si è preoccupato di curarla.




giovedì 21 dicembre 2017

Il ricettario del romanzo fantasy di Francesca Maggi

Bentornati in una nuova tappa! Oggi vi parlo di Solitude: L'ultimo guardiano, e i consigli dell'autrice, Francesca Maggi, per scrivere in romanzo fantasy.

Partiamo con il dire che il fantasy non è solo Tolkien. Lo ritengo sicuramente il capostipite del fantasy epico, ma non è l’unico genere esistente. Negli anni 80 ha preso piede anche l’urban fantasy, sostituendo l’ambientazione fantastica a città come New York o Roma, il paranormal romance, il fantasy distopico, il science fantasy, il dark fantasy, e molti altri. Ci sono dozzine di sfaccettature che potremmo esplorare.

Solitude: L’ultima guardiana, potrebbe essere definito un urban fantasy, in quanto la maggior parte degli avvenimenti avvengono in città terrestri. Si parte da un piccolo paesino del Wisconsin, nel Mid-West degli Stati Uniti; poi si fa un breve viaggio su Leichos, pianeta abitato dai guardiani alati; poi si torna sulla Terra, ma in un mondo parallelo; e infine si continua la ricerca della Bilancia Sacra in Irlanda e in Italia.

Qualunque sottogenere si scelga però, l’ambientazione è fondamentale, perché sarà indispensabile per far immergere i lettori nel vostro mondo, fantastico o meno.

Andiamo a vedere però nel dettaglio il ricettario di un romanzo fantasy:

180 grammi di ambientazione
Dove si svolgono i fatti? Sulla Terra? Ma oggi, nel passato o nel futuro? O magari in un mondo sconosciuto? In ogni caso chiaritevi bene in testa le caratteristiche dell’ambientazione del vostro romanzo. Create delle schede, fate dei disegni, prendete spunto dalla realtà: l’importante è riuscire a far capire al lettore dove ci troviamo, altrimenti il vostro libro avrà subito perso di credibilità.

150 ml di personaggi
Chi è il o la protagonista? Qual è la sua storia? Com’è il suo carattere? E i personaggi secondari? È importante per il lettore affezionarsi e immedesimarsi nei personaggi, appassionandosi alle loro avventure. Ciò è possibile solo se c’è coerenza e chiarezza nelle descrizioni. E attenzione che chiarezza non significa stroncare il pubblico con un’enormità di dettagli non richiesti. Lasciate che molti aspetti dei personaggi emergano grazie alle loro azioni piuttosto che da piatte descrizioni.

Un pizzico di ingrediente segreto
Esistono moltissimi romanzi fantasy. Perché dovrei acquistare proprio il tuo? Sebbene la trama generale di molti fantasy sia la stessa (eroe con qualche tipo di dramma, chiamata all’azione, incontro con il proprio mentore, superamento delle difficoltà, nuovi alleati, vittoria finale), è essenziale introdurre qualche aspetto di originalità. Un esempio potrebbe essere lo stile di scrittura. Io prediligo uno stile scorrevole e diretto, evitando pagine e pagine di descrizioni o riflessioni, elemento che si discosta da molti fantasy presenti sul mercato.

Frullare tutto. E se…?
Se non sapete da dove partire, o come proseguire, provate a chiedervi: e se…non esistesse solo questo mondo ma ce ne fosse uno parallelo e l’equilibrio dell’universo fosse controllato da dei guardiani che dedicano la loro vita a proteggerci?
Date libero sfogo alla fantasia, il bello del genere fantastico è proprio questo.

Infornare per 30 minuti a 180 gradi.

Questo è il suo ricettario.  Scopriamo adesso il suo romanzo.


     Dati Romanzo
Titolo: Solitude: L'ultima guardiana
Genere romanzo: Fantasy YA
Casa Editrice: Libromania
Prezzo: 1,99€
Trama: Thea ha lunghi capelli neri, un cappuccio scuro sempre calato sulla fronte e non ama andare a scuola. Ne ha cambiate parecchie, ultimamente, a causa del lavoro dei suoi genitori. È la scusa che accampa nell’ufficio della sua nuova preside, che l’ammette all’anno scolastico non senza riserve, in completo di tweed e sguardo indagatore. Thea Jacobs è in realtà una giovane guardiana della Terra: deve preservare il pianeta dal disequilibrio tra bene e male ed è in guerra con le ombre scatenate dall’ira vendicativa di Aimon, discendente delle forze di Caos. È in pericolo: i nemici hanno fatto piazza pulita dei suoi compagni guardiani e lei deve fuggire, o la Terra ne subirà amare conseguenze. Intorno, anche le ultime persone care vengono meno e Thea rimane sola, fatta eccezione per Lucas, il suo compagno di banco. È un umano così mediocre… le fa una corte spietata e le è sempre fra i piedi. Colta in flagrante nell’atto di uccidere un nemico sotto mentite spoglie, Thea non ha più alternative e decide di coinvolgere il ragazzo in un’avventura che li porterà a scoprire mondi paralleli aldilà di ogni immaginazione. Salti spazio-temporali, portali magici, creature alate di innata bellezza aspettano i due compagni di scuola, così diversi eppure così vicini, entrambi alla ricerca del vero senso dell’amore e in balìa di quei poteri tutti umani che ognuno di noi possiede ma che nessuno mai si rende conto di avere. 
Biografia: Francesca Maggi (Guastalla, 1987) è cresciuta in provincia di Milano, per poi laurearsi in Marketing all’Università Bocconi. Oggi vive a Milano con il marito e il figlio e lavora in una società di software. Solitude: l’ultima guardiana è il suo romanzo d’esordio.

Scheda di presentazione del romanzo (copertina, anche allegata, trama e bio):
Link Amazon:




mercoledì 20 dicembre 2017

Review Party "Un perfetto sconosciuto" di R.L.Mathewson

   

Quando si lotta per ciò che si desidera bisogna accettare il rischio di farsi del male.
Duncan Bradford è esasperato dalla sua nuova vicina Necie. È goffa, rumorosa ed è letteralmente un magnete per i disastri. Per più di un anno e mezzo l’ha evitata con tutte le sue forze, perché ogni volta che lei si avvicina… Duncan finisce per farsi un male cane. Probabilmente porta addirittura sfortuna! Ma quando il destino decide di imporgli di passare del tempo con lei, Duncan è costretto a rivedere tutta la sua antipatia e a guardare Necie sotto una luce del tutto nuova. Forse è il momento di cominciare a comportarsi da vero Bradford e lottare per quello che desidera davvero. Anche se c’è il rischio di ferirsi.

Duncan è un pompiere che vive insieme a suo fratello e sua cognata. Si trasferisce da loro per aiutarli dopo che il fratello ha avuto un incidente.
È stato designato dalla sua famiglia per svolgere questo compito poiché  i suoi orari di lavoro sono più flessibili, ma da questo momento la sua vita si trasforma in un limbo fatto di turni massacranti e ore di sonno mancate. A questo si aggiunge una vicina perseguitata dalla sfiga che porta con sé solo incidenti e situazioni esilaranti.  Oltre alla sfiga lei ha una dote che ai Bradford non può passare inosservata: è una fornaia eccezionale ed una cuoca formidabile, dote che per un membro di questa famiglia è fondamentale.
Divertente storia lontana dalle solite melense, con molta ilarità  e scene all'inverosimile  ma comunque divententissime e con un tocco di sensualità.
Vi catturerà come i precedenti romanzi.
A mio parere sono storie che hanno una capacità di coinvolgerti, e divertirti. Ottimo per passare un pomeriggio in compagnia di un buon libro...
4.5 stelle!

Recensione "Sacrifice" di Barbara Bolzan

Ed eccomi di nuovo tra voi con il secondo romanzo della saga di Rya, principessa di Temarin! Vi ricordate la mia recensione del primo capitolo, Fracture? Correte a leggerla se non lo avete ancora fatto, perché, ragazzi, questa saga è pazzesca, non me lo aspettavo davvero! Ma cominciamo subito, ho così tanto da dirvi😍
Titolo: Sacrifice (Rya Series #2)
Autore: Barbara Bolzan
Editore: Delrai Edizioni
Prezzo: 2,99 (ebook), 16,50 (Cartaceo)
Amazon


Non dimenticare mai chi sei, Rya. Ora che la strada intrapresa è incerta e il futuro altrettanto pieno di insidie, l’amore guida i suoi passi e la spinge a scelte difficili. Convinta di raggiungere Nemi, la principessa non può venir meno a se stessa e decide così di affrontare la dura realtà, la stessa che non ha mai davvero avuto il coraggio di guardare con i giusti occhi. L’Idrethia non è il luogo meraviglioso delle sue fantasie, è una prigione che inghiotte e getta nel fango, perché la vita fuori dal palazzo non è quella dei ricchi, ma di chi lotta per sopravvivere. Il secondo capitolo di una saga avvincente, Sacrifice è il romanzo che dà nuova linfa alle vicende di Rya, una donna contro un mondo sconosciuto, che combatte per la dignità e per i suoi sentimenti. Perché una Niva non demorde, una Niva non si arrende mai.


Guardavo in faccia tutto il male che vi regnava, restituivo due occhi fermi che finalmente avevano imparato a sopportare la realtà. Al contempo, diventavo io stessa parte integrante di quel male. Cancellavo per sempre quei pochi brandelli che rimanevano della mia integrità. Cambiavo. Accingendomi a diventare quella che sono oggi.


Se c'è una cosa certa che si può dire di questa saga è che non smette mai di sorprendermi. Sono piuttosto semplice da accontentare, lo ammetto. Una scrittura lineare unita ad una bella storia (se possibile di sfondo paranormale) e sono una fangirl felice! Ma questa saga è molto di più. La scrittura non è solo lineare, è elegante, ricercata, coerente alle varie situazioni grazie ai diversi tipi di registri utilizzati. La storia non è solo bella, è intrigante, complessa, ricca di suspense, emozionante e - ultimo ma non meno importante - nuova. Sono dell'idea, infatti, che al giorno d'oggi sia già stato tutto inventato, e il genio dell'autore/sceneggiatore/regista/artista o chicchessia sia trovare il modo di reinventare qualcosa e renderlo proprio. La storia di Barbara Bolzan posso dire che ha tutto ciò, e per questo ha quel tocco in più che molti altri romanzi non hanno. È per questo che ho divorato Fracture in ebook (il primo) e sono corsa a comprare tutta la saga alla fiera di Roma (grazie Malia per le chiacchierate!). Non sono mai stata così contenta di un acquisto! In Fracture avevamo lasciato Rya alle prese con una brutta situazione e, diciamocelo, non se la stava cavando alla grande. Ma se pensate che stavolta le andrà meglio, avete sbagliato storia! Nel mondo di Barbara Bolzan non è tutto rose e fiori, le principesse non vengono salvate dai principi, tutt'altro. E, vi dirò, la cosa non mi dispiace per niente! Al principio mi chiedevo il motivo della scelta di questo titolo. Perché Sacrifice? Ahimè, l'ho scoperto fin troppo presto. Rya è di nuovo cambiata, e di certo è una cosa positiva. Quello che non è tanto allegro e positivo è la circostanza in cui è cresciuta e si è indurita. Come di consueto nelle mie recensioni, non farò spoiler, quindi mi limiterò ad analizzare il personaggio. Di nuovo, caratterizzazione magistrale, lo devo riconoscere.
«Un tempo non facevo altro che lamentarmi.»  
«E adesso?»
Adesso agivo.
La situazione orrenda in cui si trova ora Rya è qualcosa che non mi sarei mai aspettata. Sinceramente? Non so se sarei stata coraggiosa come lei. Per tutto quello che ha affrontato, ma soprattutto per il motivo che l'ha portata a quella decisione. La decisione di vivere tutto ciò. Per Nemi, ovviamente. Rya non riesce a sopportare il pensiero di Nemi rinchiuso come un prigioniero, e farebbe proprio di tutto per ritrovarlo. Ripeto, non so davvero se sarei stata coraggiosa quanto lei. È ovvio che l'esperienza che ha vissuto l'ha cambiata totalmente.
Guardami, Alsisia. Guarda la tua piccola sorella. La giovane, egoista e frivola Rya, la bambina innocente e ingenua che rideva di tutto, che tirava calci sotto il tavolo e che si divertiva un mondo a sfuggire al controllo dei precettori per correre da te. [...] Dov'è la bellezza? Tu sai trovarla ovunque, vero? Allora, ti prego, trovala qui, adesso, in me. In questa Rya nata da poco e già così marcia, corrotta, sudicia.

Di conseguenza, Rya ha iniziato ad aprire gli occhi sul mondo, il vero mondo che ha attorno, non quello che sognava con la sorella Alsisia. Non c'è nulla di bello in ciò che ha conosciuto ora. Ciò che ha riscoperto, per così dire. Perché né lei né Alsisia avevano mai oltrepassato le mura del loro regno tanto da rendersi conto della miseria che imperversava. Ed è una miseria che si sente in ogni pagina, in ogni descrizione così vivida da far male (o sarà colpa della febbre altissima che avevo quando l'ho letto?)

Guarda il mondo, Alsisia. [...] Guardalo attraverso i miei occhi. Guarda me. Cerca in me l'eco della ragazza che ero, quella che correva nei prati e che, anche nel corso delle cene ufficiali, tirava calci sotto il tavolo e rideva ad alta voce. La vita era bella, allora. Noi due, chiuse tra le mura di Temarin, senza problemi, senza preoccupazioni, senza sapere nulla della vita. Guarda ora la mia devastazione. [...] Distruzione e colpevolezza, vittima e carnefice, vita e morte. E' tutto là fuori, Alsisia... Se solo tu potessi capire!
Ma Rya ora sa la verità, l'ha vista con i suoi occhi per troppo tempo bendati, e non può ignorarla. Al termine di questo capitolo della saga verranno svelati dei segreti sconvolgenti e Rya dovrà fare altre scelte decisive, mentre Alsisia rimarrà preda della sua ignoranza, di cui però non è colpevole. Rya, infatti, cerca di aprirle gli occhi sulla realtà, e ciò che sua sorella vede non fa che terrorizzarla. Lei, al contrario, dimostra di essere ancora più coraggiosa di quanto mi aspettassi e non vuole più nascondersi. Non vedo l'ora di scoprire cosa accadrà nel prossimo volume e sto sperando vivamente in una piccolissima gioia, ma tanto so benissimo di chiedere troppo😂 Non fa nulla, va bene così... Basta che torna Nemi😍 Grazie ancora all'autrice per avermi donato qualche altro giorno di alienazione. Catapultarmi nella storia di Rya era esattamente ciò che mi servivaAlla prossima con Deception!!