giovedì 28 settembre 2017

RECENSIONE "NON È COLPA MIA. Voci di uomini che hanno ucciso le donne" di Lucia Magionami e Vanna Ugolini

Autrici: Lucia Magionami e Vanna Ugolini. Premessa di Gabriella Genisi, Prefazione di Cristiana Mangani e Claudia Fulvi.
Editore: Morlachi Editore.
Data uscita: 2017.
Prezzo ebook: / – cartaceo: 14,00 euro.
N. pagine: 284.
Link per l'acquisto: Non è colpa mia.

Sinossi: Ci sono mille altri modi. La violenza è una scelta, una scelta da non fare.

Una giornalista e una psicologa insieme per capire cosa passa nella mente e nel cuore degli uomini che hanno ucciso le loro donne, per tentare di riconnettere esperienze di femminicidi alla realtà dei fatti ma, anche, al contesto culturale e al percorso psicologico che porta uomini normali a diventare assassini e a non assumersene, però, nel profondo, la responsabilità. 

Dalle interviste di Luca, Giacomo, Luigi risulta chiaro che non sono mostri, non sono malati. Sono persone normali. Le autrici lo affermano con forza: non ci sono raptus, né scatti d’ira, il percorso verso il femminicidio è più lungo, lastricato di silenzi, di prigioni culturali, di diversi modi di intendere la vita, dell’incapacità di dare un nome ai sentimenti, alle situazioni e quindi di riconoscerle. 

«Arriviamo a un punto e decidiamo se usare la ragione o la forza. Se vogliamo mantenere ad ogni costo il potere su una persona fino ad arrivare a toglierle la vita o se vogliamo amare, liberamente, accettare che questo possa finire e possa far male.»

Recensione: La violenza di genere, uomini che picchiano, stuprano, uccidono le donne. È questo il tema di questo libro, scritto a quattro mani da una giornalista che si è occupata per anni di cronaca nera e oggi presidente dell’associazione Libertas Margot, composta appunto da specialisti che affrontano questa piaga della società, e da una psicologa e psicoterapeuta esperta proprio di violenza di genere, collaboratrice della medesima associazione.
L’argomento è ormai tristemente noto, i fatti di cronaca riportano spesso la nostra attenzione su casi simili, ma quanti di noi sanno esattamente cosa si agita nella mente di un uomo che decide di uccidere la propria compagna? Cosa spinge qualcuno a privare della vita la donna che dice di amare?
A queste domande le autrici si propongono di rispondere, attraverso due punti di vista differenti, quello della giornalista e quello della psicologa. Infatti il libro si divide in due parti. Nella prima si riportano le interviste a tre di questi uomini che si sono spinti oltre, fino a commettere un atto senza ritorno. La Ugolini alterna capitoli di riflessione personale a capitoli nei quali riporta le interviste concesse dai tre uomini. Nella seconda parte, invece, la Magionami ci fornisce alcuni importanti e, io direi, fondamentali strumenti di lettura del fenomeno, insieme alla descrizione delle ricerche di quanti, negli anni, hanno provato a descrivere e a capire questo fenomeno.
Personalmente, avrei invertito le due parti del libro. Credo che possedere una chiave di lettura prima di immergersi nei casi reali possa aiutare un lettore profano a comprendere meglio ciò di cui si parla. E in effetti, i tre casi proposti sono da manuale. Dalle interviste emergono esattamente i comportamenti, gli atteggiamenti, a volte anche le espressioni che l’abuser descritto nella seconda parte del libro esercita.
Leggere le interviste mi ha procurato, a volte, lo stesso senso di malessere al quale accenna l’autrice. È difficile realizzare che non ci sono mezzi, a volte, per individuare un uomo/assassino prima di conoscerlo a fondo, nessun indizio rivelatore, niente che possa far immaginare ciò di cui potrebbe essere capace. Come ci spiega la Ugolini prima e la Magionami dopo, non si tratta di uomini affetti da una qualche patologia psichiatrica, nella maggior parte dei casi nessuna somministrazione di medicinali potrà “guarire” le loro menti. La verità è ben altra e di certo molto più infida: esiste una cultura, una società, nelle quali siamo immersi e che ci plasma in qualche modo, rendendoci ciò che siamo. Ebbene, questa cultura vuole ancora l’uomo dominatore e la donna sottomessa, giudica ancora l’uomo casalingo e la donna lavoratrice, come se i ruoli fossero ormai fissati nel tempo e immutabili.
Il libro risulta scorrevole e di facile lettura, anche per i non addetti ai lavori, consentendo una divulgazione del fenomeno che deve essere conosciuto da tutti per consentire una reale presa di coscienza. Non si parla solo dell’abuser, ma anche della vittima, che il più delle volte non riesce a uscire dalla spirale di violenza nella quale viene risucchiata, fino ad arrivare, a volte e tragicamente, alla morte.
C’è un unico aspetto che avrei evitato: i commenti a margine delle interviste. Esistendo capitoli dedicati al pensiero dell’autrice, nei quali è più che legittimo che la stessa esponga i suoi pensieri, le sue emozioni e le sue sensazioni su un lavoro che deve averla di certo provata, avrei lasciato quelli dedicati alle interviste senza commenti. Da lettrice mi piace formarmi una mia opinione da sola, senza costrizioni di sorta.

Consiglio questo libro a tutti, uomini e donne, perché è ancora tanta la strada da fare per arrivare a un’effettiva parità dei generi, anche se a volte ci illudiamo del contrario. Dobbiamo ancora imparare che non ci sono sconfitti in questa uguaglianza, nessuno perderà nulla, rimarrà persino la diversità intrinseca delle due parti, senza prevaricazioni, violenze, giudizi o etichette.

Valutazione: 4 su 5 stelle


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