lunedì 20 novembre 2017

Recensione IT: confronto del film con la miniserie e il libro

Ciao a tutti!
Oggi lavoriamo in coppia per parlare niente meno che di… IT!
Sofia confronterà quindi il film, uscito in Italia il 19 ottobre, con la miniserie televisiva degli anni ’90… e Erica naturalmente con il libro, uscito dalla mente diabolica del sempre amato Stephen King!








Iniziamo subito, parlando innanzitutto del film e della miniserie.

Delle due trasposizioni della storia di Derry una cosa va detta subito: si difendono bene entrambe, anche se lo fanno in modo diverso.

Innanzitutto il modo di raccontare la storia si differenzia molto: nel film di quest’anno, il regista Andres Muschietti decide di concentrarsi solo sulla parte dell’infanzia del Club dei Perdenti, lasciando a un seguito tutte le vicende dell’età adulta, scelta che si avvicina di più al libro di King. Nella serie degli anni '90 diretta da Tommy LeeWallace invece si parte con una morte, ma non è quella di Georgie. Questo perché la trama incrocia avvenimenti del presente (età adulta) e del passato (infanzia) dei protagonisti. In quest’ultimo caso il risultato potrebbe essere quello di vedere crearsi un’atmosfera più vicina a un mistero da svelare che non a un horror, ma questo non è necessariamente negativo.
Nonostante la serie tv possa essere a tratti lenta, in punti in cui invece il film riesce a muovere bene l’azione, c’è la questione di Bill e del senso di colpa che nella versione di Wallace viene sottolineata con più attenzione (Muschietti, per il futuro: una scena con il bambino e il padre nel garage non basta. Soprattutto se fatta in quel modo frettoloso).
Pennywise è un altro degli elementi che cambia molto da una versione all’altra. Nella miniserie abbiamo un pagliaccio interpretato da un attore di tutto rispetto, Tim Curry, che dà con la sua recitazione un sapore agrodolce a Pennywise. Oltre alla paura c’è quell’ironia canzonatoria che si può trovare in altri bad guys classici degli horror (come Freddy Krueger nella versione del 1984).
Nel Pennywise portato in vita da un più giovane Bill Skarsgård, l’ironia viene quasi completamente eliminata per lasciare spazio alla parte demoniaca del pagliaccio ballerino, il che si rivela una scelta  necessaria se si pensa all’alto numero di momenti di comic relief (basti pensare alle numerose battute di Richie): i due elementi insieme (ironia del pagliaccio e momenti comici) avrebbero rischiato di rovinare l’intera atmosfera.
Chiudo mostrando la mia scena preferita in assoluto (tranquilli, non ci sono spoiler), ma è piena di suspense. Uno dei ragazzi è in biblioteca e sta leggendo prima di incontrare per la prima volta Pennywise, e questo è il taglio che si è deciso di dare dare:



per poi vedere nella scena successiva la vecchietta della biblioteca tranquillamente seduta al suo posto… chi era che si stava avvicinando a Ben?


Questa, signori, è suspense!


Un confronto tra libro e film, invece, è più difficile.
Diciamolo: un libro come It è praticamente impossibile da riportare fedelmente in una versione cinematografica, e questo lo sanno tutti gli appassionati, i fan e gli accaniti della storia più famosa scritta dalla penna di Stephen King.
L'universo descritto nel romanzo del 1986 è immenso, si costruisce con una lenta ragnatela che porta il dispiegarsi di mille dettagli, passati, intrecci e particolarità che per essere narrate necessiterebbero di una decina di stagioni di una serie tv, probabilmente. E quindi, quando un lettore accanito va al cinema e vede la versione di Muschietti, un po' sa che dovrà mantenere basse le pretese.
Ammetto, personalmente, che questa particolare attenzione non mi è bastata e che, specialmente all'inizio, ho fatto davvero fatica a entrare nell'ottica di trovarmi all'interno della stessa Derry, quella che tanto affascina e spaventa, come una sirena che ti attrae a sé.
Le differenze con il libro sono innumerevoli e, nonostante sia stato detto spesso che questa nuova versione desse più giustizia al romanzo rispetto a quanto facesse la miniserie, non sono d'accordo con questa affermazione.
Innanzitutto, Muschetti ha deciso di fare un cambiamento temporale: gli avvenimenti dell'infanzia, narrati in questo It: Chapter 1, sono ambientati nel 1988, mentre all'interno del romanzo accadono esattamente trent'anni prima, nell'estate del 1958. Interessante scelta, probabilmente per portare a farci vedere la parte adulta ambientata nella contemporaneità – se si mantengono i 27 anni di distanza come nel libro, vedremo il Club dei Perdenti riunirsi nel 2015.
Il grande ostacolo era ovviamente la scena iniziale, il cult di Georgie che incontra Pennywise, il pagliaccio ballerino, che è stata gestita in maniera un po' gore probabilmente per tentare di dare un impatto emotivo più forte; qui si vede un tentativo di riprendere fedelmente il libro in uno scambio di battute pressoché identico, per poi vedere però un Pennywise che insiste perché Georgie riprenda la barchetta, mentre nel libro viene persuaso a prenderla ed ecco... la grande differenza tra libro e film si può rinchiudere tutta qui.
Il Pennywise del libro, agghiacciante ed inquietante, è una figura molto più ammaliante rispetto a quanto viene resa in questo film, dove invece incute terrore a prima vista. Vederlo in lingua inglese migliora un po', perché la modulazione della voce di  Bill Skarsgård dà maggiore profondità al personaggio rispetto alla versione italiana. Ma nonostante questo la figura del clown rischia di strappare troppe risate con una serie di effetti speciali che minano il costruirsi della tensione che tanto sarebbe necessaria in un film come questo.
Le differenze però non finiscono qui e immediatamente un lettore si accorge che ogni scena è stata in qualche modo cambiata, apportando modifiche non necessarie, cambi nelle paure dei sette Losers e delle loro relazioni, delle loro personalità; gli incontri con It sono più frequenti e cercano di spaventare tramite i colpi di scena o le apparizioni improvvise e lasciando anche qualche bacio fan-service non previsto dalla trama originale, rendendosi quindi un horror movie in qualche modo classico – anche i comic relief lo fanno adeguare a un tipico film dell'orrore anni Ottanta – ma deviando (e in alcuni punti di molto) dalla storia narrata nel libro.
Vogliamo ricordare quindi i personaggi così come sono descritti nel libro:
Che branco di miserevoli erano stati: Stan Uris con quel nasone da ebreo; Bill Denbrough che a parte: «Hi-yo, ragazzi!» non sapeva dire niente senza balbettare così spaventosamente da farti torcere le budella; Beverly Marsh con i suoi lividi e le sigarette nascoste nella manica arrotolata della camicetta; Ben Hanscom, così grosso da sembrare una versione umana di Moby Dick; e Richie Tozier, con quei fondi di bottiglia che aveva per occhiali e i suoi voti da primo della classe e la sua lingua saggia e quella faccia che sembrava supplicare di essere squinternata e ricomposta in forme nuove ed eccitanti. C'era una parola per definirli? Oh, sì. C'è sempre una parola. Nel loro caso era impiastri.
Senza scendere quindi nel dettaglio, per non rovinare il film, credo sinceramente che It: Chapter 1 debba essere visto come un film horror e non come una trasposizione cinematografica, perché rischia altrimenti di perdere ogni peculiarità e di deludere lo spettatore, che invece può sia spaventarsi sia divertirsi se assapora la pellicola come una cosa a sé, come una nuova visione di It e della lotta del Club dei Perdenti contro le loro più grandi paure.





Non ci resta che augurarvi buona visione e, magari, buona lettura!
&


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