giovedì 28 giugno 2018

Recensione in anteprima "Il figlio perduto" di C.L.Taylor



 Sono trascorsi sei mesi dalla scomparsa di Billy, quindicenne figlio di Claire e Mark, fuggito di notte dalla casa di famiglia. In quella casa vivono anche ­Jake, il fratello diciannovenne di Billy, e la sua fidanzata, Kira, sottratta a una madre violenta e alcolizzata. 
Billy è sempre stato un ragazzo ribelle e turbolento, con un curriculum scolastico non invidiabile e un’unica passione: i graffiti. Sognava di riempire Bristol con i suoi disegni.
Claire è distrutta. Le ha provate tutte per aiutare la polizia ma poi è caduta sotto il peso dello stress, finendo per indebolirsi al punto da subire veri e propri blackout. La sua psicologa li definisce «fughe dissociative», ma a ogni «risveglio» Claire sembra essere in grado di aggiungere un tassello al puzzle della scomparsa di Billy. Afflitta dalla mancanza di lucidità ma spinta da quella che per lei è la prima, flebile luce nel buio che la avvolge dalla scomparsa del figlio, Claire inizierà a ricostruire gli attimi che l’hanno separata da Billy.
Ma non potrà fidarsi di nessuno, neanche della sua stessa famiglia.



Ci sono libri da cui mi aspetto poco, mami danno tantissimo. Mi tolgono il respiro, mi rimangono nel cuore.

Poi ci sono quelli che ti danno i brividi solo leggendo la trama. Prosegui, vai avanti, e pagina dopo pagina ti rendi conto che l'aspettativa che si era creata all'inizio di affievolisce, va a scemare con l'avanzare delle pagine. Questo non va bene in generale per qualsiasi genere, figuriamoci se parliamo di thriller. E Il figlio perduto appartiene, secondo me, alla seconda categoria sopra menzionata. 

La protagonista, Claire, sta vedendo il suo mondo cadere davanti ai suoi occhi quando il figlio minore scompare misteriosamente. Al terribile shock si aggiungono delle amnesie, in seguito alle quali si risveglia in posti sconosciuti senza ricordare nulla, e queste vengono interpretate dalla sua psicologa come fughe dissociative causate dal forte stress.

Al centro del thriller c'è la più grande paura di un genitore: la scomparsa del proprio figlio. Il terrore di restare con le mani in mano, nell'attesa di una notizia, un tassello da aggiungere.

Ho avuto fatica ad andare avanti con la lettura a causa dello stile molto lento dell'autrice e della mancanza di colpi di scena iniziali. A questo punto divido il libro in due parti esatte: la prima metà, quella lenta, e la seconda metà, quando il caso subisce una svolta e, con esso, la narrazione diventa più scorrevole.
Spesso ho avuto la sensazione di perdermi dei passaggi, altri li ho riletti più di una volta, e questo è stato un altro punto che mi ha fatto storcere il naso.
Nonostante la parte finale mi abbia meravigliata, questo libro è, per me, un ni. 




+1/2


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